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Bios kai ethos di Margherita Montalto il blog sulla bioetica Set 06 2010 Il Codice di Ippocrate disperso nei disaccordi
Troppo nervosismo, troppe tensioni. Scaramucce da mercato in un settore come quello della sanità in cui bisognerebbe andare con i guanti gialli.
Primari e medici fanno parte di uno staff e se non condividono un operato, hanno l'obbligo morale, etico, deontologico, di discuterne sempre per il bene del paziente con i dovuti modi e non in momenti critici. Non si vuole affondare il coltello nella piaga, la magistratura farà luce sul caso. Però non è pertinente, secondo il principio di giustizia, che i medici, i quali sono sempre i primi a considerare rischi-benefici di un azione medica, trascurino quanto da loro predicato mille volte nelle conferenze. Il caso di Messina ne è testimonianza. Possiamo comprendere con grande considerazione ed analisi sistematica la situazione difficoltosa che quotidianamente i medici affrontano in corsia, con mancanza di personale, turni eccessivi, ma proprio per questo non si può trovare giustificazione che in momenti di difficoltà si vada l'uno contro l'altro. L'unione fa la forza, invece qui sembra che l'unione faccia la discordia. In ogni caso, chi potrà ridare alla giovane mamma quello che per scarsa deontologia le è stato tolto? La Sanità divisa tra pubblico e privato, la gestione e l'amministrazione confusa di chi vuole solo potere e primariati e...sono lontani dal Codice di Ippocrate che credo sia ormai dimenticato.
Ai medici caduti in disgrazia vorrei chiedere: cosa vi è successo, Voi che non potete permettervi di perdere il controllo mentre avete fra le mani la vita di persone come voi? Se succedeva ad uno di voi, o ad un vostro familiare, come vi sembra? Ago 30 2010 Ci affidiamo alla coscienza della scienza. Primum non nocere.
Quando si parla di eccessivo ricorso al taglio cesareo, si osserva una strana peculiarità: nella maggior parte dei casi, infatti, coloro che ne parlano sono epidemiologi, sociologi, giornalisti, politici e così via, cioè persone che non sono mai entrate in una sala parto e che, quindi, non hanno alcuna idea di cosa significhi seguire una donna in travaglio. O sono donne che non hanno mai avuto figli e non si rendono conto di cosa voglia dire una gravidanza.
È comunque vero che in Italia la percentuale dei tagli cesarei è al di sopra dei valori ritenuti accettabili e che sarebbe, quindi, opportuno cercare di diminuirla. "Ma per far ciò è indispensabile analizzare le cause di questo incremento e cercare i possibili interventi correttivi. Non si può semplicemente accusare i medici di fare troppi tagli cesarei per far guadagnare di più all’ospedale o alla casa di cura oppure per riscuotere essi stessi onorari più elevati. Anche se questo può essere vero in casi isolati, sono già stati fatti tentativi in questo senso ma sono tutti falliti perché i motivi dell'incremento dei tagli cesarei sono ben altri”. Questo è il parere di un ginecologo. Come si fa a stabilire i limiti e i confini dell'esigenza di un cesareo? La sofferenza del bambino al momento della nascita. Chi se la sente di rischiare? Il medico, il bambino o la madre? Ago 24 2010 La sicurezza in sanità per la buona salute
Gli scoppi d’ira esplosi nei confronti di un medico che opera al pronto soccorso di Acireale sono scollegati dalla mancanza di professionalità, o incapacità di gestire i pazienti.
Il dir. Gen. dell'Asp 3, Giuseppe Calaciura commenta quanto accaduto - "Questo episodio rappresenta il campanello d’allarme di una situazione di grande esasperazione, purtroppo alimentata, molto spesso in questo periodo, da sterili polemiche che disorientano la gente, procurando allarme sociale e reazioni sconsiderate. Il dott. Raneri, che ho personalmente contattato dopo l’accaduto per esprimergli la mia solidarietà, mi ha sottolineato che l’attesa degli utenti è durata qualche minuto (non più di cinque), a conferma che non si è trattato di un episodio legato a eventuali disfunzioni del Servizio, ma di un vero e proprio problema dettato purtroppo alle tensioni sociali che caratterizzano i nostri tempi, che scatenano rabbia e ira inaspettata, così come possiamo scorgere leggendo ogni giorno la cronaca." Continua: "Mi dispiace dover apprendere dalla stampa, l’ennesima polemica da parte dei sindacati sulle “condizioni di difficoltà operative nelle quali si è costretti a lavorare ad Acireale”, in considerazione del fatto che l’organico del presidio ospedaliero acese è perfettamente in linea con i parametri nazionali: 12 medici per 35mila accessi annui. Mi sembra pretestuoso calcare la mano sulle criticità dell’Asp e sviare l’opinione pubblica creando inutile allarmismo: mi auguro che tutte le istituzioni e le forze sociali facciano quadrato perché si possa, tutti insieme, contribuire ad evitare disagi alla gente, coniugando la sanità che deve essere garantita al cittadino con giusti livelli di controllo e sicurezza". Quanto riportato vuole sottolineare che i disagi non sempre provengono dalla malasanità che ormai sembra essere un termine alla moda. In ogni caso chi attenta all’incolumità di chi è in delicato ambito operativo come quello di un pronto soccorso non può trovare scuse o attenuanti. Con tali reazioni chi ha avuto questa reazione ha messo in pericolo le condizioni di chi è ricoverato in emergenza. Ago 19 2010 Le scelte dell'uomo sono come un aquilone
La Chiesa accusa l'uomo di relativismo, ovvero "quando vi conviene cambiate rotta". A dirla tutta potrebbe apparire che per la condizione umana le scelte di volta in volta valutate e necessarie alla sopravvivenza, siano peccato, ma se l'uomo si basasse solo su schemi rigidi finirebbe col non potere più vivere. Adattarsi e di conseguenza scegliere di volta in volta fa parte del gioco della vita.
Non esistono purtroppo valori assoluti, l'assoluto vale per il "dovere", ma esistono valori universali semmai. Non a caso si parla di conflitti di valore come vuole M. Weber. Infatti fra due azioni può capitare che seppur entrambi da rispettare una sopprime l'altra. Non è peccato. Salvare un neonato è un valore superiore rispetto al rischio in cui può incorrere la salute della madre? Sono due valori importanti: la vita del piccolo e quella della madre. Come si può evincere da un esempio così toccante, molto spesso la madre stessa che preferisce la vita del suo bimbo. Insomma riuscire a sapersi snodare nelle vie della vita è fondamentale. Chi segue schemi rigidi spesso non va avanti, semmai si deve pensare che bisogna partire da punti di riferimento di base per poi muoversi attraverso di essi. Un aquilone il cui filo è tenuto da una mano che lo governa, in alto si muove meglio, diversamente si schianterebbe i terra terra. Ago 02 2010 Perché studiare la Bioetica?
Manca nelle scuole lo studio della Bioetica come materia. Tale studio si rende opportuno e necessario in quanto i settori e i campi che affronta la Bioetica non sono gli stessi proposti dai mass media.
Lo studio della Bioetica è complesso tanto che il CNB ha di recente preparato un documento relativo alla formazione bioetica dei giovani con l'intento di proporre un'informazione sistematica volta all'educazione bioetica in ogni suo particolare settore. Gli ambiti della Bioetica in generale sono: bioetica generale e fondamentale, bioetica clinica, bioetica ambientale, bioetica animale, bioetica medica. E' corretto dire che la qualifica di "bioeticista" non può essere attribuita a chiunque se non dopo il rilascio di una abilitazione ottenuta seguendo corsi di formazione riconosciuti dal Ministero. Spinsanti nella premessa al libro di Gracia scrive:"“In mancanza di un supporto istituzionale fornito da un insegnamento universitario, questa disciplina è stata rappresentata da cultori generosi, ma molto spesso improvvisati. Studiosi provenienti dalla medicina, dal diritto, dalla filosofia o dalla teologia si sono autodesignati bioetici”. Continua: "La Bioetica non può a lungo rimanere un optional nella formazione di medici, biologi, operatori e amministratori della Sanità. Ed è più che mai necessario provvedere ad una formazione dei formatori, disegnando un serio profilo contenutistico e metodologico, di quel particolare professionista che sarà autorizzato a chiamarsi bioetico e al quale sarà riconosciuta la competenza per questa particolare utilizzazione della disciplina".
L'intento è quello di fornire ai giovani la visone globale di cosa voglia dire qualità della vita secondo il principio proposto dal suo fondatore V. R. Potter. Tra le altre cose, avere competenze bioetiche apre a nuovi settori del lavoro che ancora non sono stati esplorati. Lug 28 2010 Contraffazione dei farmaci: fenomeno in espansione
Puntare sull'informazione per disilludere chi pensa di guarire a tutti i costi con formule magiche proposte o estrapolate dai siti Internet.
Il Prof. Renato Bernardini Ordinario di Farmacologia Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Catania e componente della Commissione Tecnico Scientifica dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)-Roma ci chiarisce che: "L'OMS ('92) definisce contraffatto un farmaco la cui etichettatura è stata deliberatamente preparata con informazioni ingannevoli in relazione al contenuto e alla fonte. Il fenomeno della contraffazione dei farmaci è oggi purtroppo in espansione, anche in virtù della maggiore apertura a scambi con Paesi non allineati agli standard occidentali, in alcuni dei quali il fenomeno è iniziato per estendersi successivamente anche ai Paesi industrializzati. Da stime approssimative sembra che oltre il 50% dei farmaci nei Paesi non industrializzati sia contraffatto, contro il 7-10% dei Paesi industrializzati".
La distribuzione fraudolenta di medicinali contraffatti è peraltro in rapida crescita, come si evince da dati che nel 2006 segnalano una impennata delle presenze del 400% circa rispetto all'anno precedente; per quel che riguarda l'EU (ultimi cinque anni), sono stati segnalati una trentina di casi di contraffazione nella catena legale di distribuzione e circa duecento in quella illegale.
"Non esiste una specifica categoria di farmaci che viene di preferenza contraffatta" prosegue Bernardini "poichè la manipolazione riguarda sia farmaci branded che generici, salvavita e non, afferenti a varie categorie terapeutiche. Il contenuto del farmaco contraffatto può variare significativamente, potendo esso contenere quantità diverse oppure principi attivi diversi oppure esserne privo o addirittura contenere contaminanti pericolosi per la salute. Il fatto che alcuni farmaci contraffatti possano non contenere alcun principio attivo non ne comporta la assoluta innocuità per la salute, dal momento che ovviamente neanche le procedure di preparazione delle semplici forme farmaceutiche di prodotti contraffatti rispettano alle buone norme di preparazione (GMP/GDP)".
Lug 20 2010 No ai farmaci contraffatti: meglio il medico di fiducia
Nella percezione diffusa, la contraffazione continua ad essere un problema delle griffe più famose, una forma di sostentamento di immigrati e disoccupati, una sorta di ammortizzatore sociale che supplisce alla mancanza di lavoro delle fasce più deboli della popolazione.
L'ingresso dei prodotti contraffatti è stato recentemente agevolato dalla esponenziale diffusione di Internet. Internet rappresenta un canale di distribuzione alternativo ove è più arduo il controllo degli organismi preposti, il problema si pone soprattutto quando il bene tutelato è la salute dell'uomo.
Un esempio del danno alla salute sono i farmaci contraffatti che circolano su Internet sempre più diffusamente. Da qualche anno anche la GdF, impegnata nel contrasto ai crimini informatici e tecnologici, è riuscita a mettere in atto un sistema di controllo che in poco tempo ha consentito di arginare il fenomeno con risultati di tutto rispetto. La salute passa da Internet? Purtroppo si.
Vari sono infatti i prodotti presentati su Internet che se non certificati rischiano di nuocere gravemente. Il Do it yourself non sempre garantisce risultati. Pertanto la legge italiana vieta l'esercizio di farmacie online, ma di fatto non impedisce ai potenziali acquirenti di accedere ai siti di queste ultime, rivendite non autorizzate e quindi molto pericolose.
Viene svolta al momento attuale una grande attività di studio per il controllo di Internet come mezzo di diffusione dei prodotti farmaceutici contraffatti.
Lug 12 2010 Leggere attentamente le avvertenze. I farmaci su Internet
Le malattie, almeno alcune, portano il paziente o il familiare a momenti di esasperazione. Il medico non è sufficiente? Si ricorre ad Internet. La ricerca su Internet è immediata. Quanto di più sbagliato.
Le "farmacie online" non garantiscono l'assoluta affidabilità del farmaco, la tracciabilità, le controindicazioni. Le informazioni fornite sui siti non accertati e accreditati sono poco attendibili e fuorvianti e si corre il rischio di peggiorare lo stato psicologico con aspettative di cura deluse di chi fa le ricerche.
Terrorismo su effetti collaterali dei farmaci, enfatizzazione del prodotto, tutte informazioni che non corrispondono alle normative di riferimento dettate dal Codice dei farmaci, dall'Aifa. Certamente i farmaci a cui mi sto riferendo sono i farmaci che possono essere acquistati senza ricetta medica.
Pertanto da qui si evince che una patologia importante non può trovare miracolosi riscontri tramite Internet. Il medico, lo specialista è l'unico punto di riferimento per il paziente. Leggete attentamente le avvertenze e istruzioni d'uso di Internet .
Lug 06 2010 Questioni bioetiche...ma la dignità dov'è?
La Convenzione di Oviedo, consiglio d'Europa 1997, per la protezione dei diritti dell'uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina (Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina).
Uno dei documenti più importanti i cui capitoli che contengono 38 articoli dedicati alla persona, costituiscono i punti di riferimento a cui giuristi, medici, e anche la chiesa cattolica dovrebbe rifarsi. L'evoluzione scientifica messa a disposizione dell'uomo, della sua qualità della vita è stata spesse volte giudicata da preponderanze politiche e cattoliche con il solo scopo di portare acqua al proprio mulino, non tenendo in considerazione la volontà della persona.
Scopi politici che hanno gestito la volontà su questioni di vita o di morte. Se analizziamo attentamente la frase ricorrente "chi deve decidere?" Su come guidare un malato al suo destino, si comprende che è proprio un volere manipolare la decisione.
Decide il medico perché ne sa di più; decide il magistrato perché è la legge; decide il parente perché è il più vicino...ma il paziente chi è? Persona? Oggetto di decisione? La dignità del malato è tenuta in considerazione fino a che punto? Si decide per il bene del paziente? Ma veramente? E in che modo? Se tutto tende a sminuirne il senso?
Sul caso Englaro i grandi moralisti, i grandi sapienti hanno detto la loro. Bravi. Bene. Adesso sappiamo come la pensano. Forse loro desidererebbero stare nelle condizioni di un coma lungo una vita, magari sperano di svegliarsi e di sentirsi "vivi"? Quale vita? Quale dignità se offesa? La vita ha senso pieno totale.
Si legga il Vangelo...Gesù è sempre stato per la vita e non per la morte, ha guarito storpi, ha ridato la vista ai ciechi, ha resuscitato. Vedere il bicchiere sempre mezzo pieno...senza indugiare nelle falsità.
Giu 28 2010 Perché donare
La problematica dei trapianti è una delle poche sulle quali si rileva un accordo sostanziale tra la bioetica di ispirazione cattolica e quella laica.
La disponibilità a diventare donatori nel nostro Paese è piuttosto bassa e il numero dei donatori non riesce a coprire il fabbisogno. Eppure la comparsa dei trapianti d'organo ha segnato nel processo di sviluppo della medicina moderna una delle svolte più importanti e più ricche di significati, che vanno oltre l'ambito della medicina stessa, rimettendo in discussione concetti quali la vita e la morte, la relazione con il proprio corpo affrontata con nuove dimensioni di solidarietà, tanto che "La chirurgia dei trapianti si definisce come una sicura ed insostituibile opportunità terapeutica capace di risolvere positivamente oggettive situazioni di pericolo e di danno per la vita o per la validità individuale, non altrimenti e/o non altrettanto efficacemente trattabili".
CNB - Donazione di organo ai fini di trapianto, 1991.
Manca la Cultura del dono per la solidarietà. Cosa fare? Occorre corretta informazione sistematica, chiara e veritiera. Invece solleverei qualche dubbio circa le modalità della donazione samaritana.
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